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| La legge e la necessità |
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| Scritto da Avv. Maurizio Sprio |
| Martedì 25 Maggio 2010 20:32 |
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La costituzione non aveva previsto gli imbecilli Tutto il nostro ordinamento legislativo, qualsiasi materia disciplini (penale, civile, amministrativa, ecc.), per poter avere forza cogente deve uniformarsi alla nostra Costituzione. La Carta Costituzionale, in realtà, non contiene delle regole per casi specifici (come ad esempio il Codice della Strada) ma stabilisce esclusivamente dei principi di comportamento; in pratica è un codice etico, cioè determina che cosa è bene e cosa è male. Queste regole, però, sono state scritte secondo la morale vigente al momento della loro promulgazione nel 1947 e, conseguentemente, nell'attualità presentano diverse incongruenze tra le quali, la più evidente, è contenuta nell'art. 4, famoso per essere il cardine del principio di libertà. Tale articolo, come noto, sancisce che "tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge": si noti che viene utilizzata la frase "tutti i cittadini" e non "tutti gli uomini"; in pratica questa garanzia di uguaglianza è applicabile solo a coloro che, per potersi definire cittadini, abbiano la nazionalità italiana. Infatti, il suddetto principio, nell'escludere qualsiasi discriminazione in base al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione e alle opinioni politiche, non menziona "alla nazionalità". La Costituzione non ha previsto che nel futuro buona parte della popolazione residente sul territorio italiano sarebbe stata composta da "non cittadini". Per poter far fronte a questo vuoto etico, il legislatore si è visto costretto a dettare regole non più in base alla Legge, ma alla necessità. L'inadeguatezza della nostra Costituzione rispetto all'odierno concetto del bene e del male si manifesta anche nella mancata previsione di una nuova figura criminale: il criminale imbecille. L'esempio di cronaca più recente è quello dell'automobilista che, per fare lo spaccone con la propria ragazza (possibile che una simile tattica funzioni ancora?), dopo aver ingurgitato un cocktail di alcool e droga, ha infilato a velocità folle quattro o cinque semafori rossi, finendo con l'ammazzare due ragazzi in motorino. Nel procedimento penale apertosi a carico dell'imbecille il Pubblico Ministero ha contestato, per la prima volta in caso di incidenti stradali mortali, il reato di omicidio volontario al posto del consueto omicidio colposo: si è subito levata un'ondata di indignazione costituizionale (i c.d. garantisti). In realtà, per rimuovere ogni possibile scrupolo morale, sarebbe sufficiente considerare che chi si comporta come imbecille in questione non sta guidando un veicolo ma un'arma. In questo caso la Legge conforme alla morale costituzionale lo definirebbe un "imprudente sfortunato" ma la nostra necessità ce lo fa vedere come un assassino. La morale è cambiata, la Costituzione va cambiata (Darwin docet). |


